

A. Tagliaferri: taoismo e confucianesimo

    Aldo Tagliaferri, dopo aver ricordato che il taoismo, come il
confucianesimo, guarda a una mitica et dell'oro che avrebbe
caratterizzato le origini della civilt cinese, evidenzia come
esso differenzi dal confucianesimo sul concetto fondamentale di
virt

    Tenendo presente l'ampio ventaglio di significati del termine
Tao, [...] si pu tentare di proporre una definizione sintetica
che, pur nella sua vaghezza, coordini i significati in gioco,
almeno in una prima approssimazione: il Tao  l'ordine totale, ma
non epistemologico, che regola con efficacia l'insieme delle
molteplici realt.
            Questo ordine [...] va interpretato prendendo le
distanze dal senso in cui  concepita la virt dal confucianesimo,
nato nelle stesse circostanze storico-culturali nelle quali si
and precisando il nucleo delle dottrine taoiste, cio nei secoli
turbolenti, ma culturalmente molto fertili, dei Regni Combattenti
(475-221 avanti Cristo), ma diversamente orientato proprio per
quanto attiene al modello ideale di comportamento. Sia il
confucianesimo sia il taoismo sono testimoni della decadenza della
dinastia Chou, che, dopo avere regnato per oltre otto secoli,
aveva indebolito il prestigio e il potere imperiali lasciando
spazio alle sopraffazioni e agli atti di insubordinazione dei
feudatari, ed entrambe le dottrine concordano nel ritenere che
l'epoca d'oro dell'ordine imperiale appartenga al passato. I
cinesi, non meno degli occidentali, subiscono fortemente il
fascino di una Tradizione che reinterpretano senza posa e
idealizzano come epoca d'oro, ma nell'adottare questo
atteggiamento [...] i taoisti mantengono una caratteristica
resistenza contro ogni idea di autorit e legalit rigidamente
delineate. [...].
            Confucianesimo e taoismo si dividono, e polemizzano
vivacemente fra loro, nell'interpretare la natura della virt
autentica, che il primo intende difendere rifacendosi al
comportamento disciplinato degli antichi imperatori santi, alle
cui gesta esemplari i testi confuciani si riferiscono con
frequenza e devozione, mentre il secondo giudica quello stesso
comportamento potenzialmente corruttore della somma virt, che 
appunto il Tao, fatto di naturalezza e spontaneit. Nella
terminologia taoista il termine santo qualifica un personaggio
esemplare, che pratica il Tao nel suo grado pi sublime, e al
quale di solito vengono riconosciuti poteri soprannaturali; la
santit taoista consegue dall'adozione della regola della non-
azione (wu-wei) e pertanto si distingue da quella confuciana,
associata invece alla pratica della carit e della giustizia.
            Se vogliamo definire la differenza tra i due modelli
di comportamento imperiale rispettivamente previsti dalle due
scuole, dobbiamo caratterizzare quello confuciano come improntato
alla provvidenzialit dell'azione di intervento, dall'alto, da
parte del sovrano, sulla vita dei suoi sudditi, e quello taoista
come ispirato invece all'assenza di qualsiasi intervento, alla
semplice presenza passiva dell'imperatore quale garanzia di una
inalienabile medianit, ossia di una intermediazione tra il Cielo
e la Terra gi acquisita una volta per tutte, e di un conseguente
attuarsi spontaneo della grande legge naturale. Perci, come
dicevamo, anche il concetto di virt (te) che, come tutti i
concetti della lingua cinese, possiede gi di per s pi valenze
semantiche, riceve da questi due contrapposti ideali il
privilegiamento dei suoi connotati complementari. Se infatti per i
confuciani il senso della virt  quello, prevalentemente morale,
che sollecita interventistiche azioni da compiere a fin di bene
(le gesta), per i taoisti invece l'accezione predominante di
questo termine  pi vicina, per fare un esempio, all'area
semantica della virtus latina, all'idea dunque di forza, di
facolt e, soprattutto, di efficacia

 (A. Tagliaferri, Il taoismo, Newton Compton, Roma, 1996, pagine
14-16).

